Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Ore d’informatica

A ragioneria (partita doppia, economia aziendale e altre delizie imperdibili) al 3° anno potevi scegliere il tuo futuro: ragioniere classico, poliglotta o programmatore.

Avendo sempre ritenuto una vaccata iniziare a far studiare una lingua dal 3° anno in poi (infatti adesso si studia dal primo anno, parti già con 3 lingue -francese/tedesco, inglese e spagnolo) andai (come il 90% della mia classe) nel corso programmatori, che diventò così un calderone informe di “gente che voleva usare il computer” (pensate voi che premessa 😉 ).

Le ore d’informatica extra (durante, ad esempio, economia aziendale o italiano nel biennio) era cazzeggio totale: da chi chattava con il programma incluso in Win98 a chi disegnava le faccine selezionando le celle di Excel…
Poi certo, c’erano le fatture da fare con tutte le formule, ma erano sempre dolori (c’era sempre la cella che doveva rompere i pixel nel paniere e faceva sballare tutto): prima di testa per noi poi di panza per la prof, che ti aiutava come se fosse stitica (ma dai, si fa così, o mio zio ma dove hai messo la tal formula? no no… e via elencando).

Quando abbiamo fatto il sito sulla storia della città di Carpi l’ignoranza e il pressapochismo di molti è venuto a galla come l’olio nell’acqua.

Il dictat era: il sito dev’esser coerente, stessi colori, stessi caratteri, pagine rinominate con giudizio, controllatele non solo in locale così vedete se funzionano.
Vennero fuori 25 pagine diverse dove si videro nomi strampalati (anziché index comparve pagina1, paginainiziale, start -cos’è, Windows??-), colori cangianti (rosso, arancione e giallo infuocati, roba da bruciarsi gli occhi), caratteri assurdi ed illeggibili (dal gotico arabeggiante ad un Comic Sans Ms che rivelava l’età mentale del creatore, 5 anni più o meno). C’era di tutto tranne che la coerenza: doveva essersi persa tra una stringa e l’altra di HTML.

Nelle ore d’informatica ordinarie (dove si dovrebbe fare i programmatori) studiammo linguaggi appassionanti ed utili come Pascal (che ai tempi di mia nonna era già superato), il Cobol ci venne risparmiato (anche se le ditte di Carpi lo richiedono di continuo, avendo programmi e archivi elettronici scritti con i geroglifici) e passammo al Visual Basic (carino ma molto infido dentro) acculturandoci anche su HTML e Frontpage (programma che la Microsoft stessa non aggiorna più dal 2000: un motivo ci sarà).

Nelle verifiche (e nell’esame di stato) arriva la vera chicca: il codice è da scrivere A MANO.
Per fortuna i gran capoccia di Roma ci hanno chiesto solo qualche query (una decina di righe e te la cavi): se c’erano da scrivere pagine in HTML (più di 40 righe) il minimo è invocare l’infermità mentale.

Vi dico solo che alcuni concetti informatici li ho capiti meglio una volta studiati in inglese (almeno lì, senza giri di parole, si arrivava al punto): questo la dice lunga sulla chiarezza di alcune lezioni che giornalmente seguivo.

Le dispense su cui studiavamo, oltre a buffi quanto divertenti voli teorici, per molti erano aramaico antico. E te credo: metti qualche esempio pratico, ogni tanto.

Per esempio il sistema operativo (la bestia nera, di solito) come funziona? Semplice: è come se fosse un operaio della Fiat in catena di montaggio. Deve smistare i vari pezzi che arrivano per mandarli in lavorazione; se si va oltre il suo limite naturale strippa e cade svenuto, se invece ha fatto una pausa con pane, mortadella e un bel bicchiere di vino riesce a smistare tanti pezzi in più.

Windows, sempre usando le metafore, è un operaio un po’ sdondo con i pantaloni aperti dietro: normale quindi che hacker e malintenzionati se ne approfittino, rallentandolo e mandandolo sempre in crash.

Mac è un dandy raffinato che vive di musica ed è pieno di donne: oltre a vestirsi con classe sa anche come comportarsi e come svolgere le cose nella maniera più semplice, senza dover sudare come una pantegana nel microonde; normale che molti vadano da lui e rimangano contenti.

Linux è il fricchettone della compagnia: lui non prende soldi da nessuno e fa tutto quello che gli dicono (ovviamente qualcun’altro deve preoccuparsi di scrivere un programma apposta per lui): se però il codice non è scritto alla perfezione o la cosa è troppo nuova si pianta, anche se ha le stesse basi del dandy.
Lui è composto da 10.000 pezzi diversi (computer assemblati) e deve metterli tutti d’accordo: una bella rottura, in compenso ha una salute di ferro e non si ammala mai (immune da virus).

Trovatemi un prof che spieghi l’informatica così: secondo me perfino il più troglodita degli studenti la capirebbe, con esempi del genere.

Buona scuola a tutti

Marco

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