Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

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Macbook in carbonio

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Tornare sui banchi di scuola (anzi universitari) è stato molto meno traumatico di quanto pensassi.
Una fraternale rimpatriata e le nuove amicizie hanno attutito l’impatto e mi hanno ricordato il piacere del frequentare, del discutere con i prof delle proprie teorie e del confronto aperto.

Ecco il resoconto delle prime due settimane: buona lettura!

Immagino che svegliarsi canticchiando sia sintomo di felicità no? Beh se è così sono felice 😉 .

Sono contento perchè ho modo di uscire dalla banalità quotidiana e di seguire lezioni più o meno stimolanti (anche se alcune risultano pesanti come macigni), di conoscere nuove persone, di aprirmi a nuove umanità.

Oppure, detta papale papale, di conoscere gente nuova e di capire come la pensano ;).

Molti frequentano l’università con il paraocchi, non danno confidenza a nessuno, pensano solo ad esser competitivi. Io invece  appartengo alla scuola di pensiero della competitività unita alle public relations.

Noi, per gli studi compiuti, saremo interpellati per vendere prodotti e proporre strategie comunicative che portino le persone a scegliere il nostro prodotto, a parlare di lui, a familiarizzarlo come un amico e a farlo entrare in casa preferendolo alla concorrenza.

Avere rapporti con le persone, conoscerle, condividere i loro hobby e le loro esperienze è il valore aggiunto di cui pochi parlano quando affrontano l’argomento università. Io lo ritengo importante quasi come sapere la vicinanza della più comoda copisteria 😉 .

É una possibilità di crescere e di interlacciare rapporti sociali che, in un futuro, porteremo avanti anche a distanza di tempo, potranno essere nostri contatti nel lavoro o futuri colleghi, magari con loro condivideremo successi e risultati, opinioni e passioni, idee e pensieri.

I professori meritano una citazione a parte, alcuni sono veramente spettacolari: certe lezioni meritano veramente di esser seguite: hanno il raro pregio di regalare un valore aggiunto allo studente strabiliandolo e facendogli capire il perchè valga la pena conseguire una laurea. Non è solo un pezzo di carta, è la voglia di saperne di più.

La creatività,  l’estro, la voglia di creare qualcosa di nuovo non può essere imposto: o ci si nasce o non lo si avrà mai. Però può sicuramente esser sviluppato e portare a buoni frutti, essere “quel passo avanti” quanto basta per risaltare e mostrare le proprie capacità e la passione da cui si è animati.

Il cuore comanda, la mente decide: usiamo il nostro potenziale, mostriamo agli altri chi siamo veramente.
La ricchezza umana è il motore che mi spinge, la forza che mi fa provare e tentare strade nuove: se non rischi mai veramente che siamo qui a fare? 😉 .

Marco

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