Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Lezione di… stile

Lezioni di... stile

Lezioni di... stile

Nonostante la locandina mi facesse prospettare per il peggio (vedi il già citato Ricatto d’amore) ho deciso di dare fiducia al cinema italiano: dopotutto con Neri Marcorè, Luca Argentero, Violante Placido (yam! 😉 ), Vito e la splendida Regina Orioli (la stupenda bionda rubacuori di Ovosodo) è difficile sbagliare. O no? Buona lettura!

Temevo che il film fosse un deja-vu di Chocolat, una versione italiana di una cioccolataia in calore che tenta di sedurre tutti attraverso gustosi dolcetti in periodo di astinenza.
Il cast all star guidato da Claudio Cupellini non diventa una presenza ingombrante (grazie alla bravura e naturalezza degli attori) e sfocia in un’armonia sinfonica, accompagnato da musiche orecchiabili che sottolineano con il giusto peso la scena da enfatizzare.

La storia è curiosa: un manovale egiziano cade da un tetto e, per non denunciare il geometra che l’ha costretto a lavorare senza ponteggi per risparmiare, lo costringe ad improvvisarsi cioccolataio, a seguire un corso alla Perugina. Durante questo apprendistato dovrà spiegare i segreti del cioccolato al manovale, fare il geometra e, ovviamente, conseguire risultati soddisfacenti a scuola.

Sull’orlo di una crisi di nervi, completamente svuotato dalla sua identità e riversato nella situazione di manovale egiziano assunto in nero (ricorda tanto la situazione del film Una poltrona per due, con una coppia in stato di grazia composta da Eddie Murphy e Dan Aykroyd), cerca di fare tutte le attività senza sbarellare ma le mancate ore di sonno hanno il sopravvento e corre il rischio di morire soffocato dal fumo di un incendio.

Nel mentre conosce la conturbante Violante Placido, qui nel ruolo di una pazza schizofrenica amante dei bastardi bugiardi irriducibili: il rapporto, a causa della mente profondamente turbata della donna, non si può certo definire facile ma porta a risvolti comici ed imprevedibili (che donano al film ritmo e sgrassano la melassa tediosa che, solitamente, aumenta a dismisura in certe scene).

Il film, nel complesso, si presenta (nonostante la locandina equivoca) come una commedia brillante che coinvolge e diverte ironizzando sulle situazioni e calibrando il peso scenico dei vari attori con grazia ed eleganza, senza voler strafare. Una pellicola dove, senza puzzette/volgarità/grattata di genitali in luogo pubblico/rutti e un product placement incessante (credo sia inutile ricordare i piazzamenti ossessivi di prodotti negli ultimi lavori), si riesce a parlare di temi delicati come l’immigrazione e la legalità senza scendere nel patetico o nel pietoso.

Parliamo degli attori: Luca da ex gieffino ha dimostrato talento e maturità, Violante diverte e coinvolge con un cipiglio sexy curioso, Neri Marcorè (abituato a ben altri ruoli, basti pensare al meraviglioso Il cuore altrove di Pupi Avati) si cala perfettamente nel ruolo del maestro senza il minimo problema, Vito strappa un sorriso senza bisogno di aprir bocca… In altri ruoli rivediamo personaggi che hanno partecipato a fiction come  I Cesaroni e Un ciclone in famiglia.

Nel complesso la fotografia è buona, la trama semplice ma ritmata, il montaggio dinamico, i dialoghi brillanti (considerando anche l’aspetto comico): un’ora e mezza passata in un lampo (come dovrebbe sempre capitare quando ci si diverte) che regala uno spunto per riflettere ma senza angoscia o ansia educazionale.

Voto? Sicuramente un 8 e mezzo, considerando il resto della produzione italiana si può considerare un baluardo di cambiamento verso una maggiore qualità (tralasciando un po’ di grana grossa che ha incorniciato gli anni ’80): speriamo che non rimanga un caso unico ma che possa diventare, per i giovani registi emergenti, un modello di come non siano necessarie baracconate hollywoodiane per confezionare un film capace di emozionare.

Marco

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