Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Sorry we missed you

Il film evento che parla della vita dei corrieri, l’ultimo miglio prima di casa nostra. Buona lettura!

La trama

Ricky Turner è un immobiliarista rimasto senza lavoro. Dopo vari lavori schifosi pensa di aver trovato l’Eden: sei padrone di te stesso, gestisci la tua attività come meglio credi.

Il furgone vuoi noleggiarlo o comprarlo? È una tua scelta, recita il capo magazzino Maloney.

Ricky impegna circa 14mila sterline per acquistare un furgone Volkswagen di medie dimensioni, in modo da poter prendere anche i carichi fuori standard; eccitato dall’idea di guadagnare 200 sterline al giorno si lancia in questa nuova attività, per garantire il pane sulla tavola a sua figlia e al figlio teppista e maniaco dei graffiti.

Al suo fianco la moglie Abby, un’operatrice sanitaria a domicilio che svolge funzioni di care-giver (pulizia, assistenza e cura di anziani).

Ma dopo un po’ Ricky si renderà conto che, sotto alle tante parole, si nasconde un demone che non aveva previsto: una schiavitù mascherata.

Silenzio in sala

Tranquilli, non sono diventato complottista: mi sono semplicemente informato, tramite RaiPlay, sui vari programmi che parlavano di Amazon e ho raccolto un po’ di dati e informazioni.

Lo specchio che fornisce Ken Loach sui lavoratori o meglio corrieri a domicilio è molto verosimile alla realtà. Sostanzialmente è un documentario di denuncia sociale.

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Gli operatori dell’ultimo miglio, come vengono definiti da Presa Diretta in Vite a Domicilio o in Petrolio – Il mondo segreto di Amazon, saranno anche padroni di se stessi ma devono, sostanzialmente, consegnare circa 130 pacchi in dodici ore. E non parliamo di picchi stagionali, ma di una media giornaliera.

Il problema, come viene evidenziato da questi documentari, è il contratto della logistica, che copre circa 70/80 spedizioni in 8 ore giornaliere: quelle extra vengono pagate a cottimo, per cui i corrieri lavorano sull’altra metà delle consegne per pochi centesimi.

Ricky si stupisce del collega che gli pone una bottiglia dove urinare, gli dice ti servirà. Lui schifato non la tocca ma si renderà conto che, con questa mole di consegne, è l’unica soluzione.

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Il corriere intervistato da Vite a domicilio racconta che non ha tempo per pranzare, deve parcheggiare in posti assurdi (marciapiedi, aiuole, qualunque posto va bene) perché ha solo 3 minuti per la consegna (scendi dal furgone, cerca il pacco, corri alla porta, suona, firma, consegna), senza contare le varie multe e infrazioni perpetuate per consegnare in tempo.

Scopriamo che tutti i corrieri sono schiavi del palmare, quella specie di smartphone “rugged” anti urto (valore circa 1.000 sterline) che ha varie funzioni: controlla la consegna, dove è avvenuta, fornisce le indicazioni stradali, scansiona i pacchi… uno strumento tuttofare a cui il corriere non può dir di no.

Quando il nostro protagonista, per via del figlio delinquente, deve assentarsi dalle consegne cosa succede?

  • 100 sterline per non essere andato al lavoro, al terzo giorno di assenza multa
  • Rompi il palmare? Paghi 1.000 sterline di tasca tua
  • Ti rubano i passaporti di due clienti? 250 sterline a passaporto

Non serve un genio della matematica per capire che le 200 sterline guadagnate al giorno sono un palliativo, a fronte delle spese e sanzioni che un corriere deve affrontare.

Senza contare che, acquistando il furgone, ci si fa carico di tutte le spese: rifornimento, manutenzione, assicurazione, eventuali incidenti o danneggiamenti, ecc… ecc…

Conclusione

Ken Loach verrà accusato da alcuni di essere un regista di sinistra ma la sua visione del mondo collima con la realtà, purtroppo.

Il film è incentrato sulla situazione dei nuovi lavoratori precari, senza diritti né certezze.

Il problema dei lavoratori dell’ultimo miglio mal tutelati o senza contratto (pensiamo a tutti i ragazzi di Deliveroo, Glovo e compagnia bella) è un problema anche nostro: il traffico in città sta rallentando a causa dei molteplici corrieri, se un ragazzo si fa male mentre consegna un pranzo deve curarsi (ergo non può prendere le chiamate e perde il “lavoro”).

Il film, come è facile immaginare, non ha un happy ending da Walt Disney e apre una riflessione un dibattito sul nostro stile di vita.

Ha vinto una doppia Palma D’Oro a Cannes (meritatamente) per aver raccontato un mondo sommerso di cui pochi sono a conoscenza.

Ovviamente è impensabile rinunciare ad Amazon, eBay o altri e-commerce ma possiamo limitarci, cercando di acquistare localmente i prodotti reperibili nei negozi vicino casa nostra.

Il prezzo sarà più alto, inevitabilmente, ma inquineremo molto meno (quindi meno CO2 in libertà) e aiuteremo una piccola attività.

È bello vedere la commozione e la partecipazione per Greta, ma se vogliamo cambiare le cose partiamo con i piccoli gesti.

Ogni tanto, quando possibile, facciamo un fioretto: rinunciamo ad un click.

Voto: 9/10

Marco

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