Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Stanco di aspettare

Intendiamoci, se dovessi acquistare un portatile, salvo le dovute eccezioni Dell o Lenovo, acquisterei un MacBook Air ancora. Leggerezza da 1,2 kg, portabilità, quasi 8 ore di autonomia… sono cose a cui è impossibile rinunciare.

Ma sul desktop conviene ancora Mac OS? Buona lettura!

Difficilmente su Windows si trovano risultati simili o, se ci sono, sono ottimizzati così e così.

Ma, a fronte di quanto mi è successo con l’iMac da 27”, posso dire che la mia storia con i desktop Apple è terminata, per sempre.

Il Mac Mini, che mi attirava molto per la sua compattezza, è un forno crematorio per CPU e affini, per cui a fronte della sua portabilità scalda tanto e ovviamente non può ospitare schede grafiche dedicate.

Il Mac Pro è un sogno per studi hollywoodiani, totalmente fuori dalla portata di un comune mortale.

Rimarrebbero quindi gli iMac: nei 21 la ram è saldata, nel 27 (se non è il Pro), c’è una ventola sola minuscola che non dissipa un benemerito.

Iniziano le gioie: risparmi necessari

A fronte di quanto già visto su altre macchine io ho rivissuto la stessa esperienza successa a tanti:

  • Scheda grafica da buttare perché crea artefatti (e quindi bisogna cambiare anche la scheda madre, essendo saldate insieme). Se la dinamica è stata la stessa della mia amica probabilmente c’era uno stato di fusione termonucleare su quei chip;
  • Monitor P3 5k, molto bello. Peccato che in un angolo comparissero aloni di umidità, dati da un problema del pannello. Inoltre, ma questo era facilmente prevedibile, tutti gli screenshot superano i 5000 pixel e quando ne fai tanti è tutto un ridimensionamento continuo
  • Disco fisso, peggio che andar di notte: troviamo un Seagate 7200 rpm che, giusto prima della scadenza dell’Apple Care, ha iniziato a seminare errori, diventando non formattabile.

Mi dispiace ma non credo che una macchina da 3000 e passa euro (fattura alla mano del 2015) debba essere costruita così. È costruita male, al risparmio e la dissipazione del calore è stata pensata da cani, letteralmente.

Il Fusion Drive è una bella idea ed è ottimizzata abbastanza bene, va riconosciuto. Però onestamente mettere un secondo SSD al posto del meccanico, come ti accennavo telefonicamente, dovrebbe essere un passaggio obbligato.

Iniziano le gioie: Apple Care e dintorni

Mi sono ritrovato nel 2018, a pochi mesi dalla fine dell’Apple Care, con una macchina da sostituire in toto che, in ogni caso, continuava ad avere prestazioni lacunose.

La sostituzione delle componenti è stata totalmente a carico di Apple (e vorrei anche vedere il contrario): io ero a casa in quel periodo ma è stato un vero calvario.

Ho imparato a memoria i nomi del MedStore di Milano, ho scoperto la vita privata di chi mi rispondeva alle mail, ne avremo scambiate più di 50. Problemi, test, verifiche, “ce lo mandi in sede stavolta, così per una settimana lo testiamo noi”.

Esasperato gliel’ho imballato e spedito (a carico loro, UPS ha presentato una parcella da 100 euro), pur di risolvere.

Dai, lanciami un software

E ad oggi, 2020, mi ritrovo che se Handbrake sta usando la CPU in codifica io non posso fare nulla. Letteralmente nulla. Se apro Safari per guardare Youtube apriti cielo, schermata nera di errore e riavvio.

Lancio Office 2019 e le icone saltellano per 20/30 volte prima di aprirsi, nonostante il Fusion Drive memorizzi i programmi sul disco SSD. Poi, una volta partiti, i programmi girano e se li riapro finalmente due balzelli e compaiono.

Ma la cosa si ripete anche con altri software. Adobe Photoshop CS6 uguale: salvi la foto, ci pensa qualche minuto e poi salva. Dopo per i file successivi OK, ma nei primi step devi sempre, comunque e quantunque aspettare.

E avevo 32 GB di RAM, per cui non penso che fosse un problema di memoria del sistema.

Cerco un programma per i test di dischi, chiavette, masterizzatori… tutto su Windows.

E se mi serve Windows via di macchina virtuale, che con Windows 10 nonostante 8 GB di RAM assegnati gira con una lentezza esasperante.

I compatibili

Ci sono società inglesi che creano dei Mac con gli chassis originali ma usando hardware nuovo, una sorta di Hackintosh legalizzati con dotazioni uguali e superiori ai Mac di Cupertino. Ma mi sono stancato di roba usata o poco performante rispetto a ciò che offre il mercato.

Io all’idea di un altro Mac così mi sono sentito male.

Senza contare i continui update che puntano a far diventare mac OS un enorme iPad, anziché un desktop robusto ed efficiente come poteva essere il caro Snow Leopard.

Purtroppo Tim Cook deve far cassa e ottimizzare al massimo e questi sono i tristi risultati.

Se escludiamo i portatili sui fissi non c’è storia.

Gli Apple M1 appena presentati, a 5 nanometri, sono molto promettenti ma segano via del tutto la compatibilità con Windows: sei obbligato alla macchina virtuale se hai bisogno di usare Windows.

Mi sono stancato di aspettare.

Dopo 5 anni passati così, tra upgrade di RAM e 3 mesi di continuo contatto con la assistenza Apple, ero veramente alla frutta.

In quel periodo non stavo lavorando per cui, seppur smadonnando, ho seguito tutto in prima persona.

Ma è stata una gestione delirante con settimane di fermo macchina e il mio portatile del 2008 come sostituto.

Visto che, per fortuna, il 1 ottobre sono stato assunto presso una nuova realtà lavorativa come Deskside Technician, ho cambiato totalmente prospettiva: ho contattato il negozio del mio paese e gli ho chiesto un preventivo.

All’inizio alcuni componenti facevano senso, poi dopo una serata di messaggi e i consigli di Tom Hardware, ci siamo tarati sulla macchina da cui vi sto scrivendo.

E sono felice e rilassato come non accadeva da anni.

Basta dischi meccanici

Sarà il processore Ryzen 5 3600x, i 16 GB di RAM DDR4, il disco M2 Samsung su cui ho insistito, l’SSD secondario da 2 TB…

Finalmente NON DEVO PIU’ ATTENDERE.

Trasferisco GB di dati da un disco all’altro in pochi secondi, ho lanciato la codifica di 23 video da mkv a mp4 in Handbrake solo CPU (per cui era al 100% di utilizzo) e non me ne sono accorto (a parte le ventole che giravano, ma è normale).

Ho guardato video su Youtube, chattavo su Whatsapp e Messenger da Opera e tutto girava liscio.

Nel mentre sto formattando un disco con 7 passaggi di zero e anche quello amen, nessun problema.

PS CS6 su Windows salva così velocemente che a volte non vedo la finestra del save file per più di qualche secondo.

Devo chiudere un software? Mi basta cliccare sulla croce, non rimane attivo nel dock fino a quando non premo cmd+q (in Windows sarebbe Alt+F4).

E la cosa più bella è che, a fronte della nuova serie Ryzen, la mia scheda madre è già compatibile, per cui tra qualche anno compro e cambio. Via. Nessun problema.

Devo aprire il PC?
Non devo togliere scotch industriali per grattacieli, sollevare pannelli da 5 KG… tolgo due viti e sistemo.

È una favola lavorare così.

E, valutando quanto ho speso (PC, SSD da 2 TB e un Benq da 25 pollici calibrato per i designer 4K) avrei acquistato il nuovo MacBook Pro con 8 GB di RAM probabilmente, il modello base entry level.

Devo implementare i backup e qualcos’altro che sicuramente mi sfugge ma al momento non ho mai avuto un rallentamento. E, nonostante Opera fosse aperto con più schede video, non supero quasi mai gli 8 GB di RAM occupati.

 Poi vabbè c’è la compatibilità software, ma quella la davo per scontata.

È pazzesco riuscire a lavorare senza rallentamenti, senza pause, senza caricamenti infiniti, senza continui colli di bottiglia dati dalla grafica AMD nota per avere problemi (qui ho scelto una scheda Nvidia 1050), senza dischi meccanici sempre primi nelle classifiche mondiali per rompersi prima degli altri.

Concludendo

Quindi, al di là della pratica su Windows (che quella non finisce mai), è un sistema sconvolgente.

Io non lavoravo con una fluidità così da anni, dai tempi del mio primo SSD con Snow Leopard. Ma era una macchina del 2008.

Adesso, dopo tanto tempo, finalmente lavoro con una macchina di questa generazione e la commozione mi pervade.

Quindi ecco la spiegazione completa e motivata del mio cambiamento, un processo che è maturato nel corso degli anni e che si è finalizzato ultimamente, buttando il cuore oltre l’ostacolo e facendo un investimento sul futuro di AMD.

Alla prossima,

Marco

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