Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

Luca (2021, Pixar)

Luca_poster

Il nuovo film della Pixar è stato rilasciato, in streaming mondiale, il 18 giugno. Ma qui c’è qualcosa che puzza (non parlo del pesce): scopriamolo insieme!

La trama

Cinque Terre, Monte Rosso (qui diventato Ponte Rosso), anni ’60.

Un’allegra famigliola di mostri marini impedisce al figlio pecoraio (sono pesci che belano) di andare in superficie, bisogna continuare ad inneggiare alla biolca e ad annusare le flatulenze dei pesci. Il figlioletto, Luca, scopre un amichetto Alberto che entra ed esce dalla superficie senza nessun problema.

Affascinato da questo mondo Luca va sempre più spesso in superficie, scatenando le ire genitoriali. Alla proposta di andare con lo zio ubriacone e strafatto negli abissi decide di scappare, scoperchiando un vaso di Pandora di esperienze, giochi, divertimento e… scuola.

Silenzio sul divano

Lo so… è un po’ che non mi faccio sentire, scusatemi. Tra il nuovo lavoro, la pandemia e un bisogno di refresh ho accantonato la penna digitale (tastiera) per svolgere un lavoro su me stesso, ricercando i veri valori e scoprendo nuovi aspetti della mia personalità. Ma sono tornato e, ovviamente, non potevo mancare al nuovo appuntamento con il film Pixar.

Luca era gay… ah no, lo cantava Povia (piccione!). Beh se non è gay poco ci manca, questo film è una bellissima metafora sulla differenza e sulla ricerca del proprio posto del mondo.

Il film, come dicevo, ambientato nel nord Italia nello spettacolare paesaggio delle cinque terre (anche se l’antagonista ha tratti marcatamente siciliani… che la Pixar voglia dirci qualcosa? Tifano anche loro per nord e sud?), racconta un’Italia degli anni ’60, tra zoccoletti odorosi, tanto pesce e Vespe come se non ci fosse un domani, in particolare quella rossa che vogliono conquistare i due protagonisti di questa avventura alquanto curiosa.

Su Wikipedia non ne parlano, vogliono rimanere neutri… ma vedendo il film, da un certo punto in poi, diventa quasi naturale vedere questa metafora per un pubblico adulto smaliziato.

Lasciando stare per un attimo il tema omosessuale il film affronta comunque l’integrazione di culture e mondi diversi, attingendo da Pinocchio (Easter egg), Sirenetta e, sul finale, da Billie Elliot, con un addio straziante che solo chi abbandona un amico dopo le vacanze può comprendere.

Ci siamo passati tutti, quell’amico che durante le vacanze ti fa provare esperienze folli, pomeriggi passati al parco a giocare in libertà sudando come dobermann in calore… e poi le vacanze finiscono e si ritorna al quotidiano.

I personaggi

La ragazza rossa che vediamo a sinistra del poster è un misto tra la moglie di Carl (Up) e Jessie, la cowgirl più scatenata del Far West, sia come imprecazioni (Santa polenta, pecorino, caciotta, ricotta…) che come animazione, la marionetta usata ha quasi gli stessi gesti e movenze in alcuni momenti del film.

Il resto del film è abbastanza lineare, tre amici uniti contro un nemico comune, la sfida da vincere, il litigio e l’abbandono, la riappacificazione, la gogna pubblica a suon di arpioni e elettro-pungoli bovini, un finale un po’ amaro in stile Pixar.

É difficile non commuoversi come vitelli quando arriviamo sul finale, sia per le scelte intraprese sia per il tema della diversità, affrontato in modo superbo e facile, di modo che anche un bimbo divora popcorn, dopo aver sventrato il divano di casa, possa capirlo.

Luca è speciale… non sarà gay ma le frasi usate (ci sarà sempre qualcuno che lo odierà, ma lui sa già scegliere le persone giuste come vedi) riportano inevitabilmente alle battaglie delle mille minoranze (specie alla morte di Loyd, blacks matter) che, tutti i giorni, nella lotta per i diritti civili cercano di affermare la loro identità e la loro uguaglianza.

La colonna sonora, trattandosi di Italia, va dai classici anni ’60 a qualche opera lirica, tra cui O mio babbino caro della Callas, per la gioia della mia amica che ha dovuto cantarla a condanna per una decina d’anni a tutte le varie sagre di paese.

Il doppiaggio fantasioso

In Italia, a parte la nostra eccezionale scuola di doppiaggio rinomata in tutto il mondo, se sei famoso puoi doppiare senza problemi, anche senza esperienza.

Ci siamo ritrovati così Fabio Fazio, Luciana Littizzetto e Argentero (un conduttore “sedato e pacato”, una comica da “Minchia Sabbri” e un ex gieffino) in sala doppiaggio, per la gioia dei genitori che vedendo le gigantografie dei beniamini sborsano volentieri i soldi del biglietto virtuale per sbloccare il film su Disney Plus.

L’idea che la Littizzetto, sempre sdraiata sulla scrivania acquario di Fazio a parlare di Papa Razzi, Walter e Jolanda (riferito agli organi riproduttivi maschili e femminili) e altre amenità mi inquietava parecchio. I criceti (che lei cita ossessivamente da 6 mesi e che rincorre con lo Swiffer) avrebbero dovuto protestare iscrivendosi ad un sindacato, come minimo.

Alla notizia stavo per espatriare in Svizzera o scegliere il doppiaggio americano, ero molto combattuto. Ciò mi causava incubi peggiori del caldo afoso emiliano di questi giorni.
Il doppiaggio di Ruffini mi turba ancora, se ci penso, nel film Zootropolis e difatti in quello spezzone scelgo sempre l’inglese per tutelare la mia salute.

Per fortuna il loro doppiaggio passa totalmente inosservato, visto che facendo un check su Wikipedia hanno personaggi secondari con quattro battute al massimo, per cui nonostante questa tragedia è possibile guardare anche il film doppiato in lingua nostrana, senza traumi.

Marina Massironi ha prestato la voce ad un personaggio ma, nonostante lei avesse l’esperienza richiesta per questo compito, anche lei non ha avuto molte battute. Peccato.

Concludendo

Spesso i bambini sentono e vedono al telegiornale, per via dei genitori, notizie di diseguaglianze, persone trattate male o odiate sulla base del colore della pelle, dei gusti sessuali o per il loro stile di vita (ricordate la battaglia americani contro gli hippies degli anni ’60?)… il film della Pixar, casomai ce ne fosse bisogno, ricorda che non è importante se tu sei un catafalco a sei branchie, una pantegana pensante o un toporagno della discarica… l’importante è il tuo contributo nel mondo e il tuo atteggiamento aperto e positivo verso gli altri (anche se rimango dell’idea che un elettro pungolo per bovini ci stava bene nella storia).

Forse dovremmo insegnare questo ai nostri figli: a capire il mondo sommerso che ognuno porta con sè e a cercare l’integrazione, anziché bullizzare il diverso tralasciando la doccia per settimane.

Chissà se mai ci arriveremo. Io ho fiducia, i bambini ben formati sono gli adulti responsabili del domani.

Alla prossima, see you soon, bye bye

Marco

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