Una tastiera come tavolozza, la fantasia come tela

raffaele_samusa

Il nuovo spettacolo di Virginia Raffaele, buona lettura!

Virginia Raffaele torna a teatro con uno spettacolo che, sostanzialmente, parla della sua vita all’interno di un lunapark, il LunEUR (non per la conversione lire-euro ma per il noto quartiere di Roma).

Assistiamo ad una girandola di personaggi intervallati dai suoi racconti sulla vita del lunapark e dei giostrai con cui viveva: il tiro al Crodino che gestiva sua madre era un crocevia di razze, culture e visioni del mondo molto differenti, una torre di Babele che voleva armarsi per sparare sostanzialmente a tutto tranne che ai Crodini rossi.

Patty Pravo nelle vesti di un brucaliffo che fuma il narghilè mentre parla dei numerosi amori passati, la vecchia signora romana “e fatte una risata che giusto quello ce rimane” che alla fine avvolge il filo del telefono (a comunicare forse una conversazione tutta nella sua mente), la cantante d’opera che scorda le parole e deve improvvisare sulle note della Carmen di Bizet e la bambina Gioia Maura: secondo il mio modesto parere il pezzo più bello.

Riprende la tradizione dei grandi monologhisti che hanno calcato il palco del circo di Paolo Rossi prima e degli spazi angusti del primo Zelig a Milano, la storia triste di una bambina che nessuno vuole ma che, attraverso un ottimismo di fondo, riesce a ribaltare sempre le cose in modo positivo anziché abbattersi.
Una citazione stupenda ai personaggi che affollavano gli spettacoli di Paolo Rossi come dicevo, con il loro carico di malinconia e l’immagine di un mondo che ormai va scomparendo, fatto di case di ringhiera e di povertà imperante.

Un giroscopio di colori, parlate, dialetti e personaggi che affolla lo spettacolo anche nel momento dei ringraziamenti, dove compaiono di prepotenza la Vanoni, Belen Rodriguez e l’esser verace della signora Ferilli, sempre preoccupata delle cose “mordi e fuggi” anziché degli spettacoli lunghi e delle grandi abbuffate a tavola.

Un tuffo nel mondo dei giostrai, costellato da luci, suoni e colori ma anche del vivere alla giornata, aspettando le grandi masse e soffiando contro il fieno secco quando nessuno si presenta.

Un mondo passato ormai di moda (anche per i prezzi, probabilmente: ultima volta che sono stato al luna park a Carpi, vedendo i prezzi, mi chiedevo chi stesse rapinando chi) per via di intrattenimenti molto più economici o moderni, magari non più basati sulla fortuna aleatoria ma sulla tecnologia e la meccanizzazione (pensiamo al boom delle sale giochi, poi cadute in disuso anch’esse, ormai trovarne una è molto raro).

Ma con la risata e l’energia contagiosa di Virginia Raffaele è un piacere varcare quei cancelli versi ancora una volta, per farci trasportare in questa girandola caleidoscopica dove, oltre ai soldi e ai personaggi talvolta ubriachi, alla fine vincono i buoni sentimenti e il cuore. Tutto questo in una società forse meno istruita e abbiente rispetto ad oggi, ma sicuramente molto meno menefreghista ed individualista.

Uno spettacolo consigliatissimo, da recuperare appena possibile nelle vostre città, per passare due ore a cavalcare il dragone della fantasia e della imitazione fatta veramente bene: non perfetta magari, ma con lo spirito del personaggio sempre colto in pieno.

Marco

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